Cani da incubo su Amazon Prime Video: la presa di posizione di ENPA, FNOVI e dei professionisti cinofili
Cani da incubo su Amazon Prime Video: la presa di posizione di ENPA, FNOVI e dei professionisti cinofili
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Cani da incubo su Amazon Prime Video: la presa di posizione di ENPA, FNOVI e dei professionisti cinofili

Aggiornamento
Cani da incubo attualmente non risulta più disponibile su Prime Video. Al momento non ci sono conferme ufficiali sulle cause dell’indisponibilità, che potrebbe dipendere da ragioni tecniche, contrattuali o editoriali. L’articolo ricostruisce il dibattito nato attorno alla serie e le posizioni espresse da FNOVI, ENPA e professionisti cinofili sul tema del benessere animale e della corretta informazione.

La serie “Cani da incubo”, disponibile su Amazon Prime Video e condotta dall’addestratore Tommaso Castellano, ha acceso un acceso dibattito nel mondo della cinofilia italiana. Al centro della polemica, i metodi utilizzati nel programma e la rappresentazione che viene data del rapporto tra uomo e cane.

A scendere in campo sono state alcune delle principali istituzioni e associazioni del settore: la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari Italiani (FNOVI), l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) e l’Hub dei professionisti dell’istruzione e dell’educazione cinofila, che riunisce le quattro associazioni più rappresentative d’Italia (AIECI, APNEC, FICS e APNOCS). Tutti hanno preso posizione con comunicati ufficiali, sollevando questioni che riguardano il benessere animale, la scientificità dei metodi e la corretta informazione al pubblico.

Scegliere un educatore cinofilo preparato è fondamentale per il benessere del proprio cane. Vediamo cosa ha scatenato la polemica e quali sono le posizioni delle parti coinvolte.

Di cosa parla “Cani da incubo”

Il format, ideato e autoprodotto da Castellano, si presenta come un programma di intervento su cani con problemi comportamentali. In ogni puntata, l’addestratore affronta casi di cani aggressivi o difficili, proponendo soluzioni che, secondo i critici, si basano prevalentemente sull’uso di strumenti coercitivi come collari a scorrimento, strattonate e tecniche di flooding (esposizione forzata a situazioni stressanti da cui il cane non può sottrarsi).

Castellano, dal canto suo, difende il proprio approccio. In un post del novembre 2023 dichiarava: “5 anni fa non esisteva parlare di collare a scorrimento, non si poteva parlare di strattonata, non si poteva parlare di museruola… Se oggi tutto questo è possibile non dovete ringraziare di certo voi, ma Scuolapercani”. Il suo centro cinofilo “Scuola per cani” promuove l’utilizzo di questi strumenti, che vengono anche commercializzati attraverso i suoi canali.

La posizione di FNOVI: la parola ai veterinari

La Federazione Nazionale dei Medici Veterinari ha diffuso un comunicato ufficiale nel quale sottolinea diversi punti critici. Pur riconoscendo il valore divulgativo dei mezzi di comunicazione, FNOVI evidenzia che la rappresentazione di casi comportamentali complessi dovrebbe essere coerente con le attuali conoscenze scientifiche e con il quadro normativo vigente.

Tra i punti sollevati dalla Federazione: i comportamenti aggressivi e reattivi hanno origine multifattoriale e richiedono una valutazione approfondita di aspetti clinici, comportamentali, genetici, ambientali e relazionali. FNOVI sottolinea che nella serie la valutazione veterinaria risulta assente o affrontata in modo marginale. Inoltre, la diagnosi e la gestione dei problemi comportamentali sono atti medico-veterinari che richiedono specifiche competenze professionali, e la prescrizione di farmaci rientra esclusivamente nelle competenze del Medico Veterinario.

Il comunicato richiama anche l’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013, che individua nel Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale la figura di riferimento per la gestione dei cani con manifestazioni aggressive. Un aspetto che, secondo FNOVI, nella serie viene ignorato.

ENPA: “Metodi che normalizzano la coercizione”

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha definito la serie come un programma che “normalizza l’utilizzo di collari a scorrimento e di altri strumenti avversivi, nonché mette in atto la rappresentazione del cane come soggetto da controllare attraverso la pressione fisica o la correzione del comportamento”.

Secondo ENPA, i cani ripresi in video mostrano in modo evidente inibizione comportamentale, segnali di stress e paura, comportamenti di evitamento, senza che venga compreso e rispettato il loro disagio. La letteratura scientifica, spiega l’associazione, conferma che i metodi coercitivi producono effetti negativi a lungo termine sulla relazione tra cane e proprietario.

I professionisti cinofili: “No alla violenza, sì alla scienza”

L’Hub dei professionisti dell’istruzione e dell’educazione cinofila, che comprende AIECI, APNEC, FICS e APNOCS, ha preso una posizione netta: “Il nostro lavoro non consiste nel proporre soluzioni immediate o scorciatoie, ma nell’accompagnare persone, famiglie e cani in percorsi spesso complessi, mettendo a disposizione conoscenze, esperienza, ascolto e supporto professionale”.

Il loro messaggio è chiaro: rifiutare qualsiasi forma di violenza, coercizione o intimidazione, sia fisica che emotiva, e promuovere percorsi fondati sul rispetto, sulla fiducia, sulla cooperazione e sulla tutela del benessere psicofisico del cane. Le associazioni riunite rappresentano le figure dell’Esperto Cinofilo nell’Area Comportamentale (EsCac), professionisti che seguono percorsi formativi strutturati e aggiornati scientificamente.

All’appello si è unita anche VIVA (Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali), associazione di veterinari esperti in comportamento, che ha espresso sostegno alle posizioni di FNOVI.

Il dibattito sul confine tra intrattenimento e informazione

La vicenda di “Cani da incubo” solleva una domanda più ampia: dove finisce l’intrattenimento e dove inizia la responsabilità informativa? Una serie distribuita su una piattaforma globale come Amazon Prime Video ha un impatto potenzialmente enorme sulla percezione che il grande pubblico ha dell’educazione cinofila. I professionisti del settore temono che spettacoli di questo tipo possano far passare come normali e accettabili pratiche che la scienza del comportamento animale considera superate e dannose.

FNOVI, nel suo comunicato, auspica che “i programmi televisivi dedicati al comportamento animale possano contribuire a diffondere una cultura fondata sulle evidenze scientifiche, sul rispetto delle competenze professionali e sulla tutela del benessere animale, evitando semplificazioni narrative che rischiano di banalizzare problematiche cliniche e comportamentali complesse”.